
La satira di Gregnapola, e cazzeggi vari
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non disturbateci
oro incenso e mir co
purismi moralismi
seria mente
surfin usa
the best of
vignette
viva zapatero
visitato *loading* volte
Non son più baionette ma remi
che le italiche genti hanno in mano.
Li pilota il nostromo Bandano:
questa è l’arca, però di Noemi!
Papi grida ai nemici: “Blasfemi!
Sono papi però putativo,
san Giuseppe un po’ televisivo:
per la bimba un giovial montepremi.”
Sopra l’arca è papino il più attivo:
suona il piano, però, non la tromba.
A Veronica invece un cattivo
spifferò che non fu la colomba
che a Maria fece il ventre espansivo.
Ma l’Italia pisciò sulla bomba
27.05.2019: Bruno Vespa celebra il suo 75° compleanno con uno ‘Speciale Porta a porta’ a reti unificate RaiLaSet. A chi gli fa notare che alla sua età vescovi e cardinali vanno in pensione, replica, stropicciandosi le manine, che lui è un fervente laico e che per i laici l’età pensionabile è ormai a 80 anni – uomini, donne e gay.
Lo speciale è dedicato, con agile volo pindarico, al ritorno in libertà per buona condotta della ‘mamma di Cogne’; ricostruisce la vicenda storica Pieralberto Angela, figlio di Alberto e nipote di Piero. In studio: Alba Parietti assistita dal suo chirurgo plastico, che la rimodella di ora in ora; Barbara Palombelli, ancora una volta in studio per ribadire la sua estraneità al circo mediatico; Maurizio Belpietro, direttore del settimanale satirico di destra ‘Simpaticamente Servi’; lo psichiatra Paolo Crepet che presenta il suo nuovo best-seller ‘Tutti pazzi per la Tv’; Giulio Andreotti con la badante; l’avvocato Taormina, che difende Andreotti nel processo in cui è imputato con l’accusa di aver baciato l’allora Silvio Berlusconi.
Il dibattito, come sempre, si sviluppa molto vivace, interrotto qua e là dai rintocchi della campanella che introduce nuovi ospiti e dai ritocchi della Parietti. Non mancano di dire la loro, in collegamento esterno, il card. Ersilio Tonini (un filo di voce da un radioso ectoplasma) e, per par condicio, l’immarcescibile Marco Pnnella, che, come primo atto, proclama uno sciopero della fame a singhiozzo per solidarietà con i giovani politici disoccupati.
Ciliegina sulla torta, interviene, (del tutto a sorpresa, come si deduce dalle sue - casuali -gigantografie che tappezzano lo studio) il Serenissimo Presidente Silvio I e Unico. EGLI videotelefona da Onna (L’Aquila), dove si è recato per commemorare (con studiato ritardo per far coincidere le due celebrazioni) il decennale della Sua visita in occasione del sisma dell’aprile 2009. E’ circondato dai residenti festanti, perfettamente integrati nel loro villaggio provvisorio, Onnadue, intitolato a Licio Gelli, per il suo alto contributo alla stabilizzazione dello Stato. Il dottor Gelli non è potuto intervenire di persona, in quanto impegnato in un ciclo di conferenze per i magistrati detenuti negli istituti rieducativi.
Il Serenissimo indossa la maschera delle grandi occasioni, col sorriso più smagliante e cristallizzato (da tempo non può più essere sottoposto ad interventi perché le vecchie plastiche hanno preso a rigettare le nuove). I fari che illuminano a giorno la scena sono dotati di lampade di ultima generazione, studiate per non alterare la cute di Silvio l, ormai in stato di perenne rivolta per abuso di lampade solari. Intervistatore d’eccezione, Emilio Fede, ormai da tempo Direttore Unico dei Tg unificati di RaiLaSet. Legge con la solita distaccata empatia il foglietto con le domande che il Serenissimo gli ha appena porto. Gasparri e La Russa, ministri senza portafoglio e senza vergogna, distribuiscono agli astanti vin brulè e reliquie della mamma di Silvio Primo e Unico. Bondi e Cicchitto compiono giri regolari intorno al Divo Silvio facendo oscillare con alta professionalità i loro turiboli. Brunetta, in sella a un pittbull, controlla sistematicamente che gli abitanti di Onnadue timbrino una sola volta il cartoncino che gli consentirà di ritirare la razione di tiramisù distribuito per la Celebrazione del Decennale.
D’un tratto, un rumore come di tuono deflagra dal posteriore del Serenissimo, così devastante che …
… che mi sveglio, in un lago di gelido sudore.
M’ero assopito davanti al televisore. Fiiiuuu, è stato solo un incubo, mica che il 2019 sarà così!
O sì?
Roma, 28.10.’22
Roma, 28.03.’09
Due terni secchi sulla ruota di Roma?
No! due date storiche, che videro l’inizio di una nuova era per l’Italia: un’era di pace, di prosperità e di sviluppo.
Cos’hanno in comune quelle due date? Il 28, un numero carico di sottintesi, perché soverchia il 27 - caro, allora come oggi, agli statalisti e statali della Sinistra italiana. Quella Sinistra cui allora Benito diede l’estrema unzione con l’olio di ricino, mentre oggi Silvio gliela da con l’olio Benedetto.
Certo, Silvio non potrà mai essere Benito, così come Benito non potrà mai essere Silvio, essendo nato prima dell’invenzione del rinfoltimento. Li unisce però la grande carica erotica, quella che portò già Benito a fottere senza riserve, Italia compresa. E Silvio, pur avviato sulla via agra della senescenza, cova in sé il sogno di ripetere gli exploit amatori del suo predecessore.
Ma lasciamo la Storia per venire alla cronaca, pur già essa fatta Storia. Oggi nasce un Partito-non Partito (PnP) moderno, laico, liberale e privo dei moralismi della vecchia Sinistra. Un PnP che ha bruciato le scorie del passato, capace di trarre nuove energie dall’immondizia dei vecchi Partiti: un autentico termovalorizzatore della Libertà.
Sono troppo commosso per dare un resoconto compiuto dell’evento; mi limiterò a semplici appunti da tacquino di umile cronista.
Il Congresso (primo e ultimo, perché d’ora innanzi si chiameranno Adunate della Libertà) inizia con l’esecuzione dell’Inno Nazionale (presto sostituito da ‘Fratelli massoni d’Italia’), seguito dall’Inno del Popolo della Libertà cantato da un Coro di 100 coristi, per rendere bene l’idea corale del nuovo PnP (un divertente equivoco ha visto protagonista la ministra Arfagna: quando ha inteso il Divo Silvio accennare alla oralità del PnP ha subito rizzato il grazioso capino e hanno dovuto trattenerla dal salire sul palco).
“Avanti o popolo, alla riscossa,
l’Italia intera oggi è commossa
L’Italia intera oggi è commossa:
natò è il popò dé-lla Libertà!
Nato è il popòo della Libertà
Nato è il popòo della Libertà
Nato è il popòo della Libertà
Ewwiwa Berlusconi eia à-là-là!
Viva Sìlvio!
Viva il Càv! Viva Bèrlùscòn!”
Non è sfuggito a nessuno come questo Congresso si sia svolto del tutto casualmente subito dopo l’inaugurazione dell’Alta Velocità sulla Milano-Roma (allo studio la possibilità di attivare anche il ritorno) e del termovalorizzatore di Acerra. Chiaramente studiato, invece, il ripristino dell’ora legale proprio nella notte fra il 28 e il 29 marzo: un forte segnale per il Paese del ritorno alla legalità con l’avvento del nuovo PnP.
Trattandosi di un PnP che nasce dal e per il popolo, per la gente, il Congresso, in un momento di grave crisi economica, si svolge in un ambiente e in un’atmosfera a dir poco minimalisti. Il Divo Silvio ha dato personalmente disposizioni perché tutto venisse allestito senza sfarzo e sprechi, bensì con la sobrietà e la modestia che da sempre lo contraddistinguono. Quando gli hanno comunicato che, nonostante ciò, si sono superati i 3 milioni di euro di spesa, è montato su tutte le furie e ha deliberato seduta stante che non si terranno più congressi, che sono un insulto alle difficoltà economiche del popolo. Il presidente e il segretario del PnP li sceglierà lui nella villa di Arcore; lo Statuto e il Programma li stenderà personalmente insieme al M° Apicella, ad Andrea Vantini (autore di “Menomale che Silvio c’è”) ed Emilio Fede.
Il Divo Silvio ha proclamato che tale modernizzazione è nella stessa ottica che l’ha portato a proporre di affidare il voto in Parlamento ai soli capigruppo, per risparmiare lungaggini e perdite di tempo. “La nostra – ha declamato ispirato il Divo Silvio nel discorso di chiusura (e siamo al 29, forse anche come anno) – è la moralità del fare. Non basta essere onesti: un pubblico amministratore, un funzionario devono fare, perché l’Italia ha bisogno di questo fare”. (Per ‘dire, baciare, lettera e testamento’ si vedrà in un secondo tempo). E quando si è in troppi, si fa una bella madonna, si discute e basta.
Quindi, il Governo recepirà le direttive del Premier e le porterà in Parlamento, dove, nel massimo rispetto delle procedure democratiche, i capigruppo della maggioranza le approveranno.
Dietro le quinte, già si mormora che la prossima mossa strategica e spiazzante del Divo Silvio sarà la fondazione di un nuovo PnP: l’ FTM, ovvero ‘Faso Tuto Mi’.
L’emotività ha toccato il culmine quando il Divo Silvio ha proclamato tutti gli astanti ‘missionari della Libertà’, dando il meglio di sé per evidenziare la ‘L’ maiuscola. Va da sé che ora tutti si aspettino indicazioni su quale sarà la posizione del missionario della Libertà.
Non ha parlato dell’uso del preservativo nella lotta all’AIDS, in quanto lui, notoriamente, copula con donne nere solo dentro. Inoltre, si sa che non dispera di risolvere alle radici il problema non appena l’Italia avrà riconquistato almeno l’Etiopia e l’Eritrea.
Al termine del suo discorso ha chiamato sul palco tutti i ministri; i governatori di Forza Italia, pardon, del PnP PdL; i tre coordinatori nazionali di non so più cosa; l’accidenti a quattro e il coro. Purtroppo, date le ristrettezze economiche, il palco non poteva contenere anche tutta la platea.
In perfetta sintonia con se stesso, ha chiamato davanti a tutti ma dietro a sé ( si può leggere anche invertendo i fattori) le sue ministre. Brunetta e La Russa hanno vanamente tentato di insinuarsi davanti a tutti.
Così si sono trovate alle spalle del Divo Silvio, da destra: la Carfagna alla cui sinistra stava la Gelmini alla cui sinistra stava la Prestigiacomo e, la più a sinistra di tutte,la Meloni.
È partito (o non partito …? Boh …) l’ ‘Inno alla troia’ (parole e musica di Apicella), subito seguito dall’Inno Nazionale.
A questo punto il vostro umile cronista si è commosso e, ficcatisi nelle orecchie gli auricolari dell’Ipod, si è sparato a tutto volume “Meno male che Silvio c’è”. Riprendendosi subito dalla commozione.
Fuori, infuriava un autentico vento da Siberia (per Roma, ovvio). Il messaggio augurale del nostro amico Putin …?
Amòr ch’a nullo amàto amar perdona
un giorno fulminò Piero Fassino
vedendo Margherita a lui vicino.
Le disse: “Tu mi piaci, porcellona!”.
Ma lei con un fraseggio alla Rutelli
gli disse: “Aò, sta’ bbono co’ ‘ste mani!
Se vuoi che tra noi due ci sia un domani,
al massimo possiam esser fratelli.”
Il Piero non la prese tanto bene
perché l’ipertiroide lo infiammava;
ma lei, fanciulla casta, non la dava.
In cassaforte avea messo l’imene.
Però dopo l’inverno è primavera
e un giorno Margherita si concesse:
lui era il Segretario dei DS,
però senza più vento né bufera.
Furòno baci e furono sorrisi
che videro cogli occhi delle stelle
fremere al vento Silvio e il PdL
perché quei due parevano decisi.
Lei era donna di fertilità
e lui c’aveva sotto certi ormoni;
così misero al mondo Walt Veltroni
che appena nato disse: “Se pò ffa!”
Ma in casa non regnava l’armonia
perché la mamma e tutti i suoi parenti
eràn laziali e pure assai ferventi;
per Walt invece fu Roma-mania.
Scoppiavano le liti furibonde
tra padre, madre, figlio e parentele.
Finivano assai spesso anche alla tele
e si tiravan puzze nauseabonde.
Per dire, eran più amici cane e gatto,
però che bella cosa la famiglia:
facevan su ogni cosa un parapiglia,
comé nemmeno il cappellaio matto.
La bega fra di loro prediletta,
sull’acqua: frizzantina oppure liscia?
A Walt la naturale parea piscia,
per mamma invece liscia è benedetta.
Un giorno il nonno fece testamento
per dir come voleva il funerale.
La prese Margherita molto male,
citando non so qual comandamento.
Purtroppo, Walt aveva un brutto vizio:
giocava a poker ma perdeva assai;
le perdite, si sa, procuran guai
e là famiglia andò sul precipizio.
Allora Walt lanciò un grande proclama:
“Vi térro insieme a scotch e vinavil,
sarò per voi novello Pecos Bill.
E presto sarò nero come Obama.”
Poi perse il biberon e il bavaglino;
più non trovò l’aggiunta del “ma anche”.
Ma scàrico la colpa sull’anànke,*
poi su D’Alema, Crozza e Jervolino.
Ma quando perse la verginità
la mamma ci rimase molto male:
lei era di matrice clericale
e Walt mangiava pane e laicità.
Un giorno tornò a casa e disse: “Ho perso,
però non lo so dove, la Sardegna.”
Fassino occhion di gufo disse: “Fregna!”
celando il suo dolore in questo verso.
Ci fu uno scazzo; furon paroloni.
Poi, i génitori con un coito ardito
un fratellino a Walt han partorito.
Ma lui s’è tolto lesto dai coglioni.
Mammà Francesco copula e l’ossario
la ingravida di tanti Franceschini.
Adesso nel PD son tutti chini,
contenti perché almeno vanno d’ario.
Intanto il matrimonio s’è usurato
e presto rientreranno in quelle stalle
da dove son fuggiti nella valle.
Dirànno: rato mà non consumato.
* Destino, Fato per i greci antichi.
Parziale ritrattazione del vescovo lefebvriano Williamson. "Sì, nei Lager nazisti morirono milioni di ebrei. Oltre a centinaia di migliaia di persone".

Pubblicità atea sui bus, anche l´Azione Cattolica scende in campo: "Se hanno ragione loro è in torto il 90 per cento del mondo".
Un po' come la storia della merda e delle mosche.
Sta scritto nel Vangelo dei cristiani:
“La destra ignori quel che fa mancina”
e questa sia alla destra clandestina.
E’ noto che si parla delle mani.
Invece, nella culla dei bigotti,
l’Italia dei DC e dei papalini,
la Destra e la Sinistra sono affini,
si copiano nei modi e anche nei motti.
Se nel PD starnazzan tanti galli,
per quanto sia il pollaio piccolino,
nel PDL alligna ugual casino.
E come se li pestan, piedi e calli!
L’unione fa la forza e fa vittoria
finché c’è da intortare l’elettore;
ma quando l’ambizione va in calore
e quando in scena va la pappatoria
li vedi contro gli uni gli altri armati,
le zanne camuffate da sorriso,
artigli sfoderati all’improvviso,
leghisti contrapposti ai camerati.
Gianfranco vuol l’Italia forte e unita,
magari pilotata da un ex fascio,
un néro, non però perche malgàscio
ma pér quella sua stòria mai sopita,
per quella voglia ancora di regime,
di régolare i conti con quel veto
quell’ ànti- che sortì piazza Loreto
e dargli una risposta per le rime.
Per quélli invece délla Lega Nord
il pàrtigiano è mòrto e il fascio ànche;
per loro contan solo le palanche:
via dà Roma ladròna – e sei un Lord!
L’Italia è una geografica espressione
voluta dalla Juve e dai Savoia
e pòi da quei del “Chì molla è un bòia!”
Ma Umberto porterà la secessione.
Finché c’è il Cavaliere, tutto OK,
invita a cena il Fini con il Bossi:
agli ùni da la pélle, agli altri gli òssi,
però serviti s’ùn letto di sghei.
Lui tiene tutti quanti col guinzaglio,
oppur mi vien da dire col Manzoni
li regge come fossero capponi
che nel beccarsi emettono anche un raglio.
E intanto lì tra loro Gianni Letta
con quel suo far gentile un po’ così
gli mormora: “Da bravi, dite sì,
che pòi zio Silvio vì da la paghetta!”.
Insomma, è baraonda a destra e a manca:
si litiga, si bercia, si discute.
Così le istituzioni van fottute,
lo Stato tira su bandiera bianca.
Ma no! ci son Casini e l’UDC
compàtti e saldi còme un Pancia Sàncho.
Il motto è pronto già per il rilancio:
“Divìsi si, ma déntro la DC!”
Barack Obama è stato eletto come 44° Presidente degli Stati Uniti d'America davanti a una folla immensa. Presente anche il presidente uscente, George W. Bush, per il rituale passaggio di consegne.
Nella foto, Bush passa il testimone a Barack.

Mamma e papà si stanno dividendo
e ancor non so preciso chi tra i due
di fatto sia la vacca e il toro o il bue.
“Lo scoprirai – mi dissero – crescendo”.
La mamma si chiamò da signorina
col nome di un bel fior: la Margherita.
Vantava tra i parenti suoi De Mita
e nonna fu una tal Demo Cristina.
Viaggiava col caval di san Francesco,
dormiva negli alberghi popolari,
vantava i suoi trascorsi nobiliari
ma per mangiar fruiva d’altrui desco.
Si crede lei ancora donzel letta
e càvallucci dondola marini,
contesa tra Franceschi e Franceschini,
sognando il Cavalier che l’inchiappetta.
E’ donna di non facili costumi,
guidata dai dettami della Chiesa;
però tiene una mano sempre tesa,
aperta al variegarsi dei consumi.
Il babbo era da sempre un buon partito
seppure un pochettino in decadenza:
dotato di una forte resistenza
però col tempo si era indebolito.
Onesto, generoso e solidale,
con là fama di gran lavoratore,
dellé tasse un onesto pagatore,
al Mércato nemico e al Capitale.
S’era fatto le ossa nella lotta,
senza tanta bambagia per il culo;
capo chino, testardo come un mulo,
smantellava un’ Italia bigotta.
Le famiglie di mamma e di papà
s’eran pure menate tempo addietro
quando c’era chi vedeva S. Pietro
minacciato dai russi carrarma’.
Poi si sa come van spesso le cose
nella vita e nel corso della Storia:
si perde nei meandri la memoria,
le spine appaion meno delle rose.
Non fu proprio d’amore il matrimonio,
non c’era l’attrazione sessuale;
però l’unione fu consensuale
perché c’era da vincere il demonio.
Si fusero, ci fu qualche scopata,
le cene con gli amici, viaggi insieme
ma senza che mai germogliasse il seme
d’unione vera e non sol di facciata.
C’era la guerra, sì, al dirimpettaio,
ma non bastava a fondere le storie.
Seguendo parallele traiettorie,
ci fu sin dal principio più d’un guaio.
Si sa che pur nell’estasi d’amore,
persino nelle storie passionali,
col tempo le questioni più venali
acquistano di forza e di spessore.
Andò così a finir che babbo e mamma
cessaron di dormir dentro il lettone
per evitar che qualche discussione
nel sonno divampasse a nuova fiamma.
Litigi, incomprensioni, malumori,
com’è nei matrimoni combinati.
Adesso vivon quasi separati
e per le casse nutrono timori.
Così, coi miei fratelli mi ritrovo
col culo giù per terra nuovamente
e col demonio sempre più invadente.
E il sol de l’avvenir, mò ‘ndo lo trovo?!