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martedì, ottobre 06, 2009
GUARDA AVANTI!

Postato da: paolotti alle 17:57 | link | commenti |

martedì, giugno 09, 2009
L’arca di Noemi

Non son più baionette ma remi

che le italiche genti hanno in mano.

Li pilota il nostromo Bandano:

questa è l’arca, però di Noemi!

 

Papi grida ai nemici: “Blasfemi!

Sono papi però putativo,

san Giuseppe un po’ televisivo:

per la bimba un giovial montepremi.”

 

Sopra l’arca è papino il più attivo:

suona il piano, però, non la tromba.

A Veronica invece un cattivo

 

spifferò che non fu la colomba

che a Maria fece il ventre espansivo.

Ma l’Italia pisciò sulla bomba

Postato da: gregnapola alle 17:22 | link | commenti (3) |
ipertesti caz

martedì, maggio 26, 2009
le europee

Postato da: paolotti alle 10:29 | link | commenti |

lunedì, maggio 04, 2009
2019. O no?

27.05.2019: Bruno Vespa celebra il suo 75° compleanno con uno ‘Speciale Porta a porta’ a reti unificate RaiLaSet. A chi gli fa notare che alla sua età vescovi e cardinali vanno in pensione, replica, stropicciandosi le manine, che lui è un fervente laico e che per i laici l’età pensionabile è ormai a 80 anni – uomini, donne e gay.

Lo speciale è dedicato, con agile volo pindarico, al ritorno in libertà per buona condotta della ‘mamma di Cogne’; ricostruisce la vicenda storica Pieralberto Angela,  figlio di Alberto e nipote di Piero. In studio: Alba Parietti assistita dal suo chirurgo plastico, che la rimodella di ora in ora; Barbara Palombelli, ancora una volta in studio per ribadire la sua estraneità al circo mediatico; Maurizio Belpietro, direttore del settimanale satirico di destra ‘Simpaticamente Servi’; lo psichiatra Paolo Crepet che presenta il suo nuovo best-seller ‘Tutti pazzi per la Tv’; Giulio Andreotti con la badante; l’avvocato Taormina, che difende Andreotti nel processo in cui è imputato con l’accusa di aver baciato l’allora Silvio Berlusconi.

Il dibattito, come sempre, si sviluppa molto vivace, interrotto qua e là dai rintocchi della campanella che introduce nuovi ospiti e dai ritocchi della Parietti. Non mancano di dire la loro, in collegamento esterno, il card. Ersilio Tonini (un filo di voce da un radioso ectoplasma) e, per par condicio, l’immarcescibile Marco Pnnella, che, come primo atto, proclama uno sciopero della fame a singhiozzo per solidarietà con i giovani politici disoccupati.

Ciliegina sulla torta, interviene, (del tutto a sorpresa, come si deduce dalle sue - casuali -gigantografie che tappezzano  lo studio) il Serenissimo Presidente Silvio I e Unico. EGLI videotelefona da Onna (L’Aquila), dove si è recato per commemorare (con studiato ritardo per far coincidere le due celebrazioni) il decennale della Sua visita in occasione del sisma dell’aprile 2009. E’ circondato dai residenti festanti, perfettamente integrati nel loro villaggio provvisorio, Onnadue, intitolato a Licio Gelli, per il suo alto contributo alla stabilizzazione dello Stato. Il dottor Gelli non è potuto intervenire di persona, in quanto impegnato in un ciclo di conferenze per i magistrati detenuti negli istituti rieducativi.

Il Serenissimo indossa la maschera delle grandi occasioni, col sorriso più smagliante e cristallizzato (da tempo non può più essere sottoposto ad interventi perché le vecchie plastiche hanno preso a rigettare le nuove). I fari che illuminano a giorno la scena sono dotati di lampade di ultima generazione, studiate  per non alterare la cute di Silvio l, ormai in stato di perenne rivolta per abuso di lampade solari. Intervistatore d’eccezione, Emilio Fede, ormai da tempo Direttore Unico dei Tg unificati di RaiLaSet. Legge con la solita distaccata empatia il foglietto con le domande che il Serenissimo gli ha appena porto. Gasparri e La Russa, ministri senza portafoglio e senza vergogna, distribuiscono agli astanti vin brulè e reliquie della mamma di Silvio Primo e Unico. Bondi e Cicchitto compiono giri regolari intorno al Divo Silvio facendo oscillare con alta professionalità i loro turiboli. Brunetta, in sella a un pittbull, controlla sistematicamente che gli abitanti di Onnadue timbrino una sola volta il cartoncino che gli consentirà di ritirare la razione di tiramisù distribuito per la Celebrazione del Decennale.

D’un tratto, un rumore come di tuono deflagra dal posteriore del Serenissimo, così devastante che …

… che mi sveglio, in un lago di gelido sudore.

M’ero assopito davanti al televisore. Fiiiuuu, è stato solo un incubo, mica che il 2019 sarà così!

O sì?

 

Postato da: gregnapola alle 20:22 | link | commenti |
ipertesti caz

martedì, aprile 28, 2009
lo specchio

Postato da: paolotti alle 16:09 | link | commenti |

mercoledì, aprile 15, 2009

Postato da: paolotti alle 16:18 | link | commenti |

mercoledì, aprile 08, 2009

Postato da: paolotti alle 11:38 | link | commenti |

lunedì, aprile 06, 2009

Postato da: paolotti alle 10:22 | link | commenti |

domenica, marzo 29, 2009
Meno male che Silvio Che!

Roma, 28.10.’22

Roma, 28.03.’09

Due terni secchi sulla ruota di Roma?

No! due date storiche, che videro l’inizio di una nuova era per l’Italia: un’era di pace, di prosperità e di sviluppo.

Cos’hanno in comune quelle due date? Il 28, un numero carico di sottintesi, perché soverchia il 27 - caro, allora come oggi, agli statalisti e statali della Sinistra italiana. Quella Sinistra cui allora Benito diede l’estrema unzione con l’olio di ricino, mentre oggi Silvio gliela da con l’olio Benedetto.

Certo, Silvio non potrà mai essere Benito, così come Benito non potrà mai essere Silvio, essendo nato prima dell’invenzione del rinfoltimento. Li unisce però la grande carica erotica, quella che portò già Benito a fottere senza riserve, Italia compresa. E Silvio, pur avviato sulla via agra della senescenza, cova in sé il sogno di ripetere gli exploit amatori del suo predecessore.

Ma lasciamo la Storia per venire alla cronaca, pur già essa fatta Storia. Oggi nasce un Partito-non Partito (PnP) moderno, laico, liberale e privo dei moralismi della vecchia Sinistra. Un PnP che ha bruciato le scorie del passato, capace di trarre nuove energie dall’immondizia dei vecchi Partiti: un autentico termovalorizzatore della Libertà.

Sono troppo commosso per dare un resoconto compiuto dell’evento; mi limiterò a semplici appunti da tacquino di umile cronista.

Il Congresso (primo e ultimo, perché d’ora innanzi si chiameranno Adunate della Libertà) inizia con l’esecuzione dell’Inno Nazionale (presto sostituito da ‘Fratelli massoni d’Italia’), seguito dall’Inno del Popolo della Libertà cantato da un Coro di 100 coristi, per rendere bene l’idea corale del nuovo PnP (un divertente equivoco ha visto protagonista la ministra Arfagna: quando ha inteso il Divo Silvio  accennare alla oralità del PnP ha subito rizzato il grazioso capino e hanno dovuto trattenerla dal salire sul palco).

 

“Avanti o popolo, alla riscossa,

l’Italia intera oggi è commossa

L’Italia intera oggi è commossa:

natò è il popò dé-lla Libertà!

 

Nato è il popòo della Libertà

Nato è il popòo della Libertà

Nato è il popòo della Libertà

Ewwiwa Berlusconi eia à-là-là!

Viva Sìlvio!

Viva il Càv! Viva Bèrlùscòn!”

 

Non è sfuggito a nessuno come questo Congresso si sia svolto del tutto casualmente subito dopo l’inaugurazione dell’Alta Velocità sulla Milano-Roma (allo studio la possibilità di attivare anche il ritorno) e del termovalorizzatore di Acerra. Chiaramente studiato, invece, il ripristino dell’ora legale proprio nella notte fra il 28 e il 29 marzo: un forte segnale per il Paese del ritorno alla legalità con l’avvento del nuovo PnP.

Trattandosi di un PnP che nasce dal e per il popolo, per la gente, il Congresso, in un momento di grave crisi economica, si svolge in un ambiente e in un’atmosfera a dir poco minimalisti. Il Divo Silvio ha dato personalmente disposizioni perché tutto venisse allestito senza sfarzo e sprechi, bensì  con la sobrietà e la modestia che da sempre lo contraddistinguono. Quando gli hanno comunicato che, nonostante ciò, si sono superati i 3 milioni di euro di spesa, è montato su tutte le furie e ha deliberato seduta stante che non si terranno più congressi, che sono un insulto alle difficoltà economiche del popolo. Il presidente e il segretario del PnP li sceglierà lui nella villa di Arcore; lo Statuto e il Programma li stenderà personalmente insieme al M° Apicella, ad Andrea Vantini (autore di “Menomale che Silvio c’è”) ed Emilio Fede.

Il Divo Silvio ha proclamato che tale modernizzazione è nella stessa ottica che l’ha portato a proporre di affidare il voto in Parlamento ai soli capigruppo, per risparmiare lungaggini e perdite di tempo. “La nostra – ha declamato ispirato il Divo Silvio nel discorso di chiusura (e siamo al 29, forse anche come anno) – è la moralità del fare. Non basta essere onesti: un pubblico amministratore, un funzionario devono fare, perché l’Italia ha bisogno di questo fare”. (Per ‘dire, baciare, lettera e testamento’ si vedrà in un secondo tempo). E quando si è in troppi, si fa una bella madonna, si discute e basta.

Quindi, il Governo recepirà le direttive del Premier e le porterà in Parlamento, dove, nel massimo rispetto delle procedure democratiche, i capigruppo della maggioranza le approveranno.

Dietro le quinte, già si mormora che la prossima mossa strategica e spiazzante del Divo Silvio sarà la fondazione di un nuovo PnP: l’ FTM, ovvero ‘Faso Tuto Mi’.

L’emotività ha toccato il culmine quando il Divo Silvio ha proclamato tutti gli astanti ‘missionari della Libertà’, dando il meglio di sé per evidenziare la ‘L’ maiuscola. Va da sé che ora tutti si aspettino indicazioni su quale sarà la posizione del missionario della Libertà.

Non ha parlato dell’uso del preservativo nella lotta all’AIDS, in quanto lui, notoriamente, copula con donne nere solo dentro. Inoltre, si sa che non dispera di risolvere alle radici il problema non appena l’Italia avrà riconquistato almeno l’Etiopia e l’Eritrea.

Al termine del suo discorso ha chiamato sul palco tutti i ministri; i governatori di Forza Italia, pardon, del PnP PdL; i tre coordinatori nazionali di non  so più cosa; l’accidenti a quattro e il coro. Purtroppo, date le ristrettezze economiche, il palco non poteva contenere anche tutta la platea.

In perfetta sintonia con se stesso, ha chiamato davanti a tutti ma dietro a sé ( si può leggere anche invertendo i fattori) le sue ministre. Brunetta e La Russa hanno vanamente tentato di insinuarsi davanti a tutti.

Così si sono trovate alle spalle del Divo Silvio, da destra: la Carfagna alla cui sinistra stava la Gelmini alla cui sinistra stava la Prestigiacomo e, la più a sinistra di tutte,la Meloni.

È partito (o non partito …? Boh …) l’ ‘Inno alla troia’ (parole e musica di Apicella), subito seguito dall’Inno Nazionale.

A questo punto il vostro umile cronista si è commosso e, ficcatisi nelle orecchie gli auricolari dell’Ipod, si è sparato a tutto volume “Meno male che Silvio c’è”. Riprendendosi subito dalla commozione.

Fuori, infuriava un autentico vento da Siberia (per Roma, ovvio). Il messaggio augurale del nostro amico Putin …?

 

Postato da: gregnapola alle 16:22 | link | commenti |
ipertesti caz

sabato, marzo 14, 2009
“Indovina chi è venuto a cena?” di B. Vespa

Da sempre ‘Città aperta’ è detta Roma
e l’ospitalità non vi è mai morta.
Da quando han messo in piedi ‘Porta a porta’
le bestie vi trionfano da soma.
 
Il bruco scava scava nella mela,
il Bruno scava scava nella merda
sperando che qualcuno ci si perda,
di quelli con il jet e barca a vela.
 
Lui t’organizza certe seratine
nel suò appartamentino con balcone
che dà in piazza di Spagna la visione,
un tempo riservata a re e regine.
 
Adesso grazie allà democrazia
chiunque può comprarsi un attichetto:
persino un maggiordomo un po’ furbetto
che sforna libri come per magia.
 
Lui come maggiordono è un servitore
fedele dello Stato che lo paga
e che per una causa oscura e vaga
per lui è sempre l’Unto del Signore.
 
Siccome soffre dì malinconia
gli piace averci gente per la casa:
a volte anche scienziati della NASA,
filosofi e cultori di poesia.
 
Invece l’altra sera, per cambiare,
aveva organizzato una merenda
con lé maestranze di una nota azienda
in crisi, che non c’hanno da mangiare.
 
Però, si sa che il popolo è un po’ bue:
hannò sbagliato uscita del metrò.
Invano li hanno attesi, ma però
il cibo era assai troppo sol per due.
 
L’ometto ha preso in mano la rubrica
e ha fatto un giro di telefonate:
persone prese a caso, non mirate.
Purtroppo, ha rimediato poca fica.
 
Due pizze, tramezzini, qualche fiasco;
il sindaco Alemanno, Gianni Letta,
poi Muti, direttor con la bacchetta
e pure un cardinal, tale Bagnasco.
 
Il caso volle poi che quella sera
passasse lì per caso Berlusconi,
per caso senza impegni né riunioni.
E su cantavan già ‘Faccetta nera’.
 
“Dai, sali! – ha detto Vespa – Ce n’è ancora
da bere - e da mangiare ce n’è pure.
Ci mancan le tue gag, le tue zozzure.
E poi ti vuol baciar la mia signora”.
 
Due chiacchiere, magari un pokerino;
poi il càrdinal Bagnasco a un certo orario
guidò la cantilena del rosario,
sapendo che spiava D’Agostino.
 
Ci sì lascia con l’ ‘Inno di Mameli’,
in piedi, con la destra sopra il cuore.
Un ultimo bicchiere di liquore
e poi licenzia l’Unto i suoi fedeli.
 
Ma ahimè, si sa l’Italia com’è fatta
e tosto il coro dell’indignazione
latrò: “La libertà d’informazione,
quel tizio se la ficca nella patta!”.
 
Quegli altri invece suonan le campane
a morto perché c’era anche Bagnasco:
lo sanno pure là nel bergamasco
che Cristo frequentava le puttane.
 
Chissà se dalle parti di Tremonti
qualcuno darà un occhio oppure no
a chi con qualche libro ed un talk-show
la càsa compro a Trìnita dei Monti.

Postato da: gregnapola alle 18:23 | link | commenti |
ipertesti caz

venerdì, marzo 06, 2009

Postato da: paolotti alle 16:03 | link | commenti |

venerdì, febbraio 27, 2009
Rondacce’ non suona bene: meglio ‘squadracce’

1.
 
Forza Roma, forza lupi
son tornati i tempi cupi!
Vengon fora dalle fogne
fasci neri di carogne,
pantegane in doppiopetto
senza libro e col moschetto
So’ cattolici, so’ ariani
discendenti dei Romani:
puliranno la città
dalla feccia che ci sta.
Nei cannoni han messo un Fiore,
picchieranno con amore.
Hanno il cuor, sotto la scorza
e se avran da usar la forza
nuova splenderà la gloria
su chi lotta per la Storia.
Han maniere tenerelle,
più che ronde son rondelle.
Dicon “Siam bravi ragazzi,
non c’entriamo con i nazzi.
Vogliam sol che il patrio suolo
sia difeso dal mariuolo
che vien dalla Romania,
da Marocco o Tunisia
o da terre ancor più strane.
Tutte genti musulmane,
che pretendon di pregare
quando c’è da lavorare
e vorrebber la moschea
anche in terra di Vandea”.
Son le ronde del progresso
contro chi vuol fare sesso
abusando della topa
bianca, ariana dell’Europa
senza troppi complimenti
perché sono delinquenti,
stupratori a tempo pieno
se hanno il sangue da rumeno.
 
2.
Col permesso della Legge
spareran rutti e scoregge
là nelle periferie
dove spuntano fobie
e si generano i mostri
predator dei figli nostri.
Chi ha creato le brutture
prive d’ogni infrastrutture,
casermoni fatiscenti
senza tanti complimenti,
costruiti col sol fine
di portar tante decine
di miliardi di denari
ai local palazzinari
(anche quelli con la croce)
ed ai loro portavoce
Senatori e deputati
variamente colorati?
Ma, perdiana! li han voluti
certo gli arabi fottuti,
con i sinti ed i rumeni,
con gli slavi e con gli alieni!
Ma si sa il popolo bue
non sa fare due più due
e, diceva già il Manzoni,
i cappon beccan capponi.
Chi, cervello da batrace,
va con Fiore e con Storace,
vede sol chi puzza d’aglio,
non chi glì regge il guinzaglio.
Via gli extràcomunitari!
via gli eventuali e vari!
Via gli zingari ed i trans
tutta gente senza chance!
Via le checche e le battone,
gente senza religione!
Via chi spinto da miseria
mangia pane e cattiveria!
 
 
3.
A chi con violenza fotte
con violenza tante botte
perché noi siamo civili
ma non siam certo gentili, *
siam di rito cattoariano
e la spada abbiamo in mano
in difesa del modello
dell’occìdental bordello
dove sono le mignotte
a pagare chi le fotte
e si menan fra di loro
per portarsi via il lavoro
che consiste nell’offrire
tutti i buchi da riempire
a chi in nome di Mammona
di te fece una battona.
Oggi tocca agli stranieri
esser primi nei pensieri;
poi le ronde ben rodate
prenderanno a bastonate
transessuali e culattoni
(per cacciar le tentazioni …).
Poi barboni e tipi strani,
d’ogni razza e anche italiani.
Dagli e dagli all’arrembaggio
salta fuori anche il linciaggio:
natural gesto reattivo
dell’italico nativo
contro i barbari invasori
che calpestano i valori
della nostra civiltà:
lo stranier, non passerà!
Stranamente, in questi casi
la paura non ha stasi:
chiunque non sta dentro al coro;
chi vuol farsi i ‘fatti loro’;
chi con prosa, canti o rime
grida “Attenti, c’è il regime!”;
chi protesta contro i ladri
che si compran ville e quadri
pur di non pagar le tasse
in dispregio delle masse;
chi reclama libertà
senza ‘se’ e senza ‘ma’;
chi sollecita lavoro
per campare con decoro;
contro questi ed altre fronde
quelle un tempo dette ronde
ma oramai fatte squadracce
punteranno loro cacce
col consenso del Potere
che starà cheto a vedere.
 
4.
Toccherà agli scioperanti,
toccherà ai manifestanti,
ai politici attivisti,
operai, sindacalisti.
A chi abusa del cervello
forti dosi di randello!
Son vicende già accadute
ma oramai chi le ha vissute
se non è morto di già
troppo avanti è con l’età.
Chi non c’era è invece spinto
verso un quadro molto stinto
dove tutto si confonde
e van bene anche le ronde
che pugnando a tempo perso
ci difendon dal diverso.
Tra non molto e un po’ di botte
nostra ancor sarà la notte
e potrem girar sereni
senza tema dei rumeni.
Potran tutti andare a spasso
senza che succeda un casso.
Tranne chi vuole ad oltranza
non votar la maggioranza,
chi è bollato ‘comunista’,
chi farà il sindacalista,
chi si oppone alla creazione
della pubblica opinione,
chi ritiene che il pensiero
sia un tesoro per davvero,
chi non crede nei modelli
visti nei ‘Grandi fratelli’.
Quelli che, in dispregio all’oro,
voglion star fuori dal coro.
Pure io vedrò le squadre
come già toccò a mio padre?
 
 
 
* nel senso di pagani

Postato da: gregnapola alle 13:21 | link | commenti |
ipertesti caz

giovedì, febbraio 26, 2009
Dario I Re dei Persi

E’ da poco calato il sipario
sopra il volto, cioè, sul sudario
di quell’uomo che fu segretario,
acclamato con voto primario,
dal suo popolo molto precario
che da anni scalava il calvario
in attesa di un dio straordinario
che su note di unò stradivario
trascinasse il Caimano avversario
negli abissi del Garda o del Lario.
Quando ecco che s’un dromedario
dalle pagine di un sillabario,
propugnando il sistema binario,
pugno e sguardo da bieco sicario
in difesa del suo tafanario
(qual dolòre quellò emorroidàrio!),
linda faccia da bibliotecario,
il sorriso d’un cheto bancario,
con la croce da fido Templario,
senza più l’etichetta ‘vicario’,
stanco d’essere eterno gregario,
svincolato anche dall’ottonario,
dipingendo un radioso scenario
con l’aiuto del fido stradario
sotto i fari d’un bel lampadario,
strappa i giorni dal suo calendario
perché arrivi quel dì leggendario
che sciamando anche dal circondario
con un impeto plebiscitario
senz’ ausilio di alcun tariffario
né risvolto venal-pecuniario,
dato fondo a un normale rimario,
a far parte entrerà del bestiario
in vesté di plenìpotenziario
come in Persia ci fu il sanguinario,
dell’Italia lui il Primo, Re Dario!

Postato da: gregnapola alle 17:26 | link | commenti |
ipertesti caz

martedì, febbraio 24, 2009
“Quando finisce un amore” /di/ D’Alema - Rutelli- Veltroni

Amòr ch’a nullo amàto amar perdona

un giorno fulminò Piero Fassino

vedendo Margherita a lui vicino.

Le disse: “Tu mi piaci, porcellona!”.

 

Ma lei con un fraseggio alla Rutelli

gli disse: “Aò, sta’ bbono co’ ‘ste mani!

Se vuoi che tra noi due ci sia un domani,

al massimo possiam esser fratelli.”

 

Il Piero non la prese tanto bene

perché l’ipertiroide lo infiammava;

ma lei, fanciulla casta, non la dava.

In cassaforte avea messo l’imene.

 

Però dopo l’inverno è primavera

e un giorno Margherita si concesse:

lui era il Segretario dei DS,

però senza più vento né bufera.

 

Furòno baci e furono sorrisi

che videro cogli occhi delle stelle

fremere al vento Silvio e il PdL

perché quei due parevano decisi.

 

Lei era donna di fertilità

e lui c’aveva sotto certi ormoni;

così misero al mondo Walt Veltroni

che appena nato disse: “Se pò ffa!”

 

Ma in casa non regnava l’armonia

perché la mamma e tutti i suoi parenti

eràn laziali e pure assai ferventi;

per Walt invece fu Roma-mania.

 

Scoppiavano le liti furibonde

tra padre, madre, figlio e parentele.

Finivano assai spesso anche alla tele

e si tiravan puzze nauseabonde.

 

Per dire, eran più amici cane e gatto,

però che bella cosa la famiglia:

facevan su ogni cosa un parapiglia,

comé nemmeno il cappellaio matto.

 

La bega fra di loro prediletta,

sull’acqua: frizzantina oppure liscia?

A Walt la naturale parea piscia,

per mamma invece liscia è benedetta.

 

Un giorno il nonno fece testamento

per dir come voleva il funerale.

La prese Margherita molto male,

citando non so qual comandamento.

 

Purtroppo, Walt aveva un brutto vizio:

giocava a poker ma perdeva assai;

le perdite, si sa, procuran guai

e là famiglia andò sul precipizio.

 

Allora Walt lanciò un grande proclama:

“Vi térro insieme a scotch e vinavil,

sarò per voi novello Pecos Bill.

E presto sarò nero come Obama.”

 

Poi perse il biberon e il bavaglino;

più non trovò l’aggiunta del “ma anche”.

Ma scàrico la colpa sull’anànke,*

poi su D’Alema, Crozza e Jervolino.

 

Ma quando perse la verginità

la mamma ci rimase molto male:

lei era di matrice clericale

e Walt mangiava pane e laicità.

 

Un giorno tornò a casa e disse: “Ho perso,

però non lo so dove, la Sardegna.”

Fassino occhion di gufo disse: “Fregna!”

celando il suo dolore in questo verso.

 

Ci fu uno scazzo; furon paroloni.

Poi, i génitori con un coito ardito

un fratellino a Walt han partorito.

Ma lui s’è tolto lesto dai coglioni.

 

Mammà Francesco copula e l’ossario

la ingravida di tanti Franceschini.

Adesso nel PD son tutti chini,

contenti perché almeno vanno d’ario.

 

Intanto il matrimonio s’è usurato

e presto rientreranno in quelle stalle

da dove son fuggiti nella valle.

Dirànno: rato mà non consumato.

 

* Destino, Fato per i greci antichi.

 

Postato da: gregnapola alle 23:06 | link | commenti |
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Cek

c901

Postato da: carognix alle 17:45 | link | commenti |
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Giò

g901

Postato da: carognix alle 17:39 | link | commenti |
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lunedì, febbraio 23, 2009
NUOVE REGOLE PER L'ECONOMIA

Postato da: paolotti alle 10:38 | link | commenti |

sabato, febbraio 21, 2009
Popolo castrato, popolo abbacchiato

 
Era circa il 2028
e sbarcai dal pianeta Checiùla.
Cavalcavo una splendida mula
e mangiavo soltanto stracotto.
 
Vedo in giro maschietti per strada,
visi pallidi e flaccide panze,
cicce in rotoli che fanno danze
come in preda a furor di lambada.
 
Poi tra loro qualcuno più sodo,
forse giovane oppure più vecchio;
differente, ma pure parecchio,
da quegli altri capponi da brodo.
 
Quando parlano han voci da chioccia,
toni acuti, non proprio maschili;
lancian sguardi alle donne un po’ ostili,
dicon ‘pirla’ e poi ‘minchia’ e anche ‘soccia!’.
 
“Son malati, mi pare evidente”
dico a uno dei meno caduchi.
“Di preciso si chiamano eunuchi”
lui mi dice con fare saccente.
 
Il mio sguardo un tantino perplesso
gli fa dire con tono un po’ tetro:
“In Italia, vent’anni e più addietro
avevamo problemi col sesso:
 
c’eran molti, anzi troppi, immigrati
che facevan violenza alle donne,
dalle bimbe su fino alle nonne.
“Ora basta, che siano castrati!”
 
disse un giorno il ministro leghista
sobillando la pancia padana
e via via pure quella italiana,
che però non vuol dirsi razzista.
 
Il dibattito prese una piega
molto accesa e di rara veemenza:
l’UDC proponeva clemenza:
ogni stupro un colpetto di sega
 
per ridurre l’offesa futura.
Intervenne anche Sua Santità
suggerendo cristiana pietà:
stupratori dalla pelle scura,
 
musulmani, animisti e altre sette
si doveva castrargli il cervello;
quando invece era ariano il pisello,
sulle palle due belle mollette.
 
Le Nazioni intervennero Unite,
indignate per via dell’orrore
di castrare secondo il colore
o secondo le etnie più aborrite.
 
Si decise storcendo la bocca,
senza appello ad alcuna clemenza,
di castrar chi faceva violenza
col princìpio che ‘a chì tocca, tocca’.
 
Era ovvio per là maggioranza,
silenziosa e perciò moderata,
che a scroccar la feroce scopata
fosse solo la manovalanza
 
vuoi dell’Africa, slava o rumena,
mentre i bravi credenti italiani
(e di più certo quelli padani)
portan fuori le donne per cena,
 
gli regalano fiori e gioielli,
le seducono e chiedon permesso
quando bramano di fare sesso
e il prurito punzecchia i piselli.
 
Si andò avanti a castrar senza posa,
rispettando le regole imposte;
pur gli stupri non ebbero soste
e gli eunuchi aumentarono a iosa.
 
Ci si accorse con grande sorpresa
che i castrati con la pelle bianca,
ben nutriti e con ìl conto in banca,
frequentanti magari la chiesa,
 
eran più di quegli altri straccioni
di colori e di lingue diverse.
La memoria alla fine si perse
degli stupri perché gli stalloni
 
che ciulavano a botte in famiglia,
nelle feste o per strada o nei parchi,
non avendo più frecce negli archi
né per moglie né amante né figlia
 
si alienaron la riproduzione,
abbassando la natalità.
La statistica, ne converrà,
ha finito col dare ragione
 
ai profeti del dargliene un taglio
che ora giran col capo fasciato
non ancora ben cicatrizzato.
E comunican solo col raglio.”

Postato da: gregnapola alle 12:21 | link | commenti |
ipertesti caz

mercoledì, febbraio 18, 2009
Eternamente condannati a non morire

Posso dir che non lo trovo sorprendente
che la Chiesa, che i teodem e il Cavaliere
sian contrari a che ciascuno abbia il potere
di decider quando e se staccar corrente.
 
Loro infatti stanno tutti quanti in vita
solo grazie ad artifici innaturali.
Vivon come in paradisi artificiali
e la morte se la sono autoproibita.
 
Pensa un po’ se un certo giorno al Vaticano
un Governo pilotato non da ancille
sospendesse d’erogar l’Otto per Mille:
senza liquidi morrebbe da pagano.
 
Il Berlusca – non mi pare sia un segreto –
sopravvive ai suoi malanni e al suo degrado
resistendo come un giorno Stalingrado,
ritornando quasi ai tempi ch’era feto.
 
E ci riesce, ormai lo sanno anche i bambini,
dipendendo totalmente dalla scienza:
sai la fine che farebbe Sua Emittenza
se qualcuno gli staccasse Scapagnini?!
 
I teodem, se tu gli togli i monsignori,
due beghine e il catechismo di Pio Nono,
risucchiati dentro il buco dell’ozono
svanirebbero tal quale fan gli odori.
 
Voi capite perché allora tutti quanti
si accaniscon per salvar l’accanimento
e si oppongono a qualsiasi testamento:
perché pur tutti devoti a Cristo e ai santi
 
hanno i piedi ben piantati sulla Terra
e per tema che gli stacchino la spina
voglion tutti schiavi della medicina,
come mummie vegetanti in una serra.

Postato da: gregnapola alle 10:53 | link | commenti |
ipertesti caz

l'onda lunga

Postato da: paolotti alle 10:35 | link | commenti |

giovedì, febbraio 05, 2009
Chi intercetta uccide anche te: digli di smettere!

Come il résto del mio pòpolo io gemo:
ha ragiòne il Presidente Berlusconi:
ora bàsta con questé intercettazioni!
Concentriamoci per tempo su Sanremo.
 
Abbiamo àltro cui pensar, noi popolino
che non siano i tiramenti dei togati:
a buon punto sono giunti i campionati
ed il Mìlan pressa l’Inter da viciino.
 
Poi siam presi tutti un po’, chi più chi meno,
dall’adrénalina dél Grande Fratello,
con la maxi-maggiorata che all’uccello
degli italici procura il troppo pieno.
 
Poi tra poco - ma che te lo dico a fare ? –
non c’è crisi non c’è cassa integrazione
che ci possa disturbare l’emozione:
la Ferrari torna in pista a gareggiare!
 
Al momento è poco il pane? via le pene:
abbiam Silvio, abbiamo Sandro e pur Emilio!
Il cervello può anche andarsene in esilio:
abbiam ‘Zelig’, abbiam ‘Striscia’, abbiam ‘Le jene’!
 
Fanno imbrogli, fan papocchi, corruzioni?
Non son cose che ci toccan da vicino:
noi italiani gente siam da Bagaglino.
Vaffanculo te e le tue intercettazioni!

Postato da: gregnapola alle 18:46 | link | commenti |
ipertesti caz

sabato, gennaio 31, 2009
Alici nel Paese delle meraviglie

Sono il matto cappellaio
Con un colpo di bacchetta
ti trasformo l’Italietta
in un fulgido troiaio.
 
C’è la cassa integrazione?
Ci mettiamo l’immigrato
che sarà così integrato
nell’italica nazione.
 
L’automobile non tira
e l’indotto ne risente?
State allegri, brava gente
che la ruota sempre gira:
 
prima o poi, non ci si scappa,
toccherà ad altri settori
veder spegnersi i motori
e restare senza pappa.
 
C’era un tempo ai dì di Prodi
che gli stupri e le mignotte
tramortivano la notte
trafiggendola di chiodi.
 
Ora tutte, anche le belle,
quando il buio a notte bussa
se ne van, mercè La Russa,
come trucide zitelle
 
senza tema d’incontrare
né rumeni né moldavi.
Se poi son ragazzi bravi
dall’italico parlare
 
che di donne fan bisboccia,
cari amici, è dimostrato
che se il maschio è provocato
solo il sesso c’ha di roccia.
 
Quindi, maschi e pure donne
or che non c’è più D’Alema
fuoriuscite senza tema
in mutande e minigonne.
 
Casomai, a notte fonda
v’incrociate con gli alpini
che sui muli e coi grappini
senza sosta fan la ronda.
 
Sono il cappellaio matto
Matto sono il cappellaio.
Sia tu Tizio oppure Caio
sappi, il dado ormai è tratto.
 
Pei tuoi figli e le tue figlie
senza che ci pensi tu
costruisco Italiapiù,
terra delle meraviglie.
 
Senza Re, senza Regine,
senza Quadri e senza Cuori,
Come Quando Piove Fuori
non avrete più leggine,
 
niente più burocrazia.
Sesso, droga e rock’n’roll
fino a perdere il controll
nella favola ch’è mia.
 
Le mie Reti pescheranno
pesci, polli e baccalà;
‘Zelig’, ‘Striscia’ a volontà,
risi e bisi tutto l’anno!
 
Sono Giulio e son Silvietto,
sono Ignazio e son Roberto,
son la Mara e son l’Umberto,
sono femmina e maschietto.
 
Giorni avrete sol felici
perché poveri sarete.
Niente stress, niente più diete:
il futuro è pane e alici!

Postato da: gregnapola alle 10:50 | link | commenti |
ipertesti caz

giovedì, gennaio 29, 2009

Parziale ritrattazione del vescovo lefebvriano Williamson. "Sì, nei Lager nazisti morirono milioni di ebrei. Oltre a centinaia di migliaia di persone".

 

 

 

 

 

Pubblicità atea sui bus, anche l´Azione Cattolica scende in campo: "Se hanno ragione loro è in torto il 90 per cento del mondo".
Un po' come la storia della merda e delle mosche.

Postato da: carognix alle 22:50 | link | commenti |
carognews

Perché odio gli ebrei

Odio gli ebrei perché se non avessero crocifisso Gesù Cristo oggi sarebbe solo un capellone idolo degli adolescenti.
Odio gli ebrei perché se non avessero crocifisso Gesù Cristo oggi sarebbe uno dei tanti eroi da t-shirt, un Che Guevara, prima disegnato da qualche furbastro firmaiolo, poi clonato dai cinesi.
Odio gli ebrei perché se non avessero crocifisso Gesù Cristo oggi non ci sarebbero tutte ‘ste menate sui crocifissi nei luoghi pubblici. Anzi: non ci sarebbero i crocifissi.
Odio gli ebrei perché se non avessero crocifisso Gesù Cristo oggi non avremmo un Benedetto XVI che scanna il vitello grasso per i figlioli prodighi lefebvriani, compreso il vescovo che nega l’Olocausto.
Odio gli ebrei perché se non avessero crocifisso Gesù Cristo oggi non avremmo un capo di stato estero che pretende di dettare a tutti gli italiani come e quando nascere, vivere e morire. Scopare compreso.
Odio gli ebrei perché, se avessero crocifisso Barabba al posto di Gesù Cristo, ‘sto povero cristo si sarebbe fatto la sua vita tranquillo e magari a 30 anni entrava in politica e i danni si limitavano a quei tempi.
Odio gli ebrei perché se non avessero crocifisso Gesù Cristo in Italia non avremmo mai avuto la Democrazia Cristiana, l’UDC, i teodem.
Odio gli ebrei perché se non avessero crocifisso Gesù Cristo forse oggi avremmo meno pedofili in circolazione.
Odio gli ebrei perché se non avessero crocifisso Gesù Cristo oggi non avremmo le festività natalizie con tutto quel che ne consegue.
Odio gli ebrei perché se non avessero crocifisso Gesù Cristo oggi ci sarebbero in giro meno ciechi da autoerotismo.
Odio gli ebrei perché se non avessero crocifisso Gesù Cristo oggi non ci sarebbero in giro tante vecchiette, nonne e mamme rincoglionite dall’ascolto di Radio Maria.
Odio gli ebrei perché se non avessero crocifisso Gesù Cristo forse oggi avremmo ancora una aspettativa messianica.
Odio gli ebrei perché se non avessero crocifisso loro Gesù Cristo, in seguito l’avrebbero fatto i Romani, che sarebbero poi stati sterminati al posto degli ebrei (a cura dell’Ufficio Propaganda della Lega Nord).
Amo gli ebrei perché con Gesù Cristo crocifissero anche i due ladroni. Oggi i Sommi Sacerdoti cattolici crocifiggerebbero ugualmente Gesù, ma i due ladroni li farebbero presidente e vicepresidente dello IOR.

Postato da: gregnapola alle 18:29 | link | commenti (1) |
ipertesti caz

mercoledì, gennaio 28, 2009
Il vero reato è ascoltare chi commette reati

Apro il giornale e sopra c’è scritto
esattamente quello che ho detto
quando al telefono con il Silvietto
gli ho raccontato che ho visto il Cicchitto
 
che si ficcava le dita nel naso
e con le caccole senza ritegno
metteva insieme audace un disegno
della Carfagna vestita di raso.
 
Adésso il Cìcca a me più non mi parla
perché la Màra c’è rìmasta male
non tànto per il fatto del giornale
(di lei quasi ogni giorno ormai si parla)
 
ma per quella figura un po’ di cacca
che non si addice punto a una ministra
perché già poi si sa che la Sinistra
finisce col buttarla sempre in vacca.
 
E’ ora di finiamola e di basta
con l’ìntercettar lé telefonate
dellé persone onéste e blasonate
con là coscienza pura se non casta.
 
La lìbertà c’è in gioco d’espressione,
di dir le porcherie che vengon fatte
sapendo che persone mentecatte
ti ascoltan come nell’Inquisizione.
 
Non c’è più libertà, siam tutti a rischio
persino quelli della Lega Nord,
persino quelli che fan l’amarcord
dei tempi in cui dicevan “Me ne infischio!”.
 
Ma pure la Sinistra, anche Rutelli,
persino quel bravuomo di Lusetti
nel novero finiscon dei sospetti
per un “Romeo o Romeo!” detto ai Castelli.
 
Sta quindi preparando il PDL
oon il consenso pure d’altre schegge
un bel disegno rapido di legge
per mettere il bavaglio alle zitelle
 
che van cercando in giro notte e giorno
storielle da spacciare ai magistrati,
che son tra i fannulloni i più annoiati
e sempre a caccia dì vicende porno.
 
Han scìitto i giurìsti dél Presidente
che sòlo si puo méttere il controllo
a chi vuol che lo Stato abbia un tracollo,
lo vuol buttare giù  violentemente.
 
Ovvero a chi protesta e scende in piazza,
a chi non manda giù come Vangelo
quel ché lui dice e vuole il contropelo
gridando che pipì fa fuor di tazza.
 
Chi invece tratta solo i propri affari,
compreso un po’ di sesso mercenario
per valutare qualche funzionario;
chi fa la propaganda pei suoi cari
 
(che siano dei parenti o solo amici
o amici degli amici dei miei soci),
chi parla di milioni come noci
e intigna per pagar neppure l’ICI;
 
a questi e ai Cavalieri del Lavoro
nessuno dovrà più prestare orecchio.
Per sempre resta vero il vecchio detto:
“Pel bene nostro fànno i cazzi loro!”.

Postato da: gregnapola alle 23:50 | link | commenti |
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sabato, gennaio 24, 2009
RAI, saldi di inizio stagione

La Genesi, che còm’e a tutti noto
racconta la creazione veritiera,
ci narra che un bel giorno, verso sera,
del mondo avendo pieno già lo scroto,
 
Lucifero, altrimenti Belzebù,
si venne fuori con l’idea geniale
di trasferire il mondo in un canale.
Ed ecco com’è nata la Tv.
 
Gli parve bello darle il nome RAI
per via di quel suffisso da futuro:
infatti, nel presente era sicuro
che nulla si sarebbe mosso mai.
 
Essendo che lui era un satanasso,
le cose mise lì alla perfezione:
creò un Consiglio d’Amministrazione,
così, per procurarsi un po’ di spasso.
 
Cercò, frugando nell’immondezzaio,
gli scarti del lavoro di Jahvè:
calzini, scarpe rotte, un fai-da-te
che chiuse nel recinto di un pollaio.
 
Pensando a maggioranza / opposizione,
un giorno ch’era in ferie ad Hammamet
creò lì su due piedi Mediaset.
Tant’è che ha come simbolo il biscione.
 
Da allora se n’è fatta assai di strada
e quel suffisso è sempre più una spilla
di strass senza valore, che scintilla
sul petto di un cavallo senza biada.
 
Eppure, nonostante si deprezzi,
c’è ancora chi la vuole cavalcare
però nel doppio senso di ‘montare’,
sperando che alla fine vada a pezzi.
 
Invece, l’altro figlio del demonio
ha appreso così bene a stare a galla
che può passar sue genti alla cavalla
senzà intaccare il proprio patrimonio.
 
Gia mé lo vedo il tenero Belpietro
che pur se si sussurra sia di destra
è pronto anche a dirigere l’orchestra
di un Giànni Riotta ormài senza piu scetro. *
 
Lo dico a chi al demonio più non crede:
che vada a lui vostrà riconoscenza
perché un bel giorno impose a Sua Emittenza
il veto che alla RAI ci fosse Fede.
 
Infine dò un consiglio a sauri e bai
che voglion pomiciar la cavallina:
sia tù d’intelligenza sopraffina,
senzà uno sponsor, là non entrerai!
 

Postato da: gregnapola alle 16:51 | link | commenti |
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giovedì, gennaio 22, 2009
Si moltiplicano le divisioni = Casini

Sta scritto nel Vangelo dei cristiani:

“La destra ignori quel che fa mancina”

e questa sia alla destra clandestina.

E’ noto che si parla delle mani.

 

Invece, nella culla dei bigotti,

l’Italia dei DC e dei papalini,

la Destra e la Sinistra sono affini,

si copiano nei modi e anche nei motti.

 

Se nel PD starnazzan tanti galli,

per quanto sia il pollaio piccolino,

nel PDL alligna ugual casino.

E come se li pestan, piedi e calli!

 

L’unione fa la forza e fa vittoria

finché c’è da intortare l’elettore;

ma quando l’ambizione va in calore

e quando in scena va la pappatoria

 

li vedi contro gli uni gli altri armati,

le zanne camuffate da sorriso,

artigli sfoderati all’improvviso,

leghisti contrapposti ai camerati.

 

Gianfranco vuol l’Italia forte e unita,

magari pilotata da un ex fascio,

un néro, non però perche malgàscio

ma pér quella sua stòria mai sopita,

 

per quella voglia ancora di regime,

di régolare i conti con quel veto

quell’ ànti- che sortì piazza Loreto

e dargli una risposta per le rime.

 

Per quélli invece délla Lega Nord

il pàrtigiano è mòrto  e il fascio ànche;

per loro contan solo le palanche:

via dà Roma ladròna – e sei un Lord!

 

L’Italia è una geografica espressione

voluta dalla Juve e dai Savoia

e pòi da quei del “Chì molla è un bòia!”

Ma Umberto porterà la secessione.

 

Finché c’è il Cavaliere, tutto OK,

invita a cena il Fini con il Bossi:

agli ùni da la pélle, agli altri gli òssi,

però serviti s’ùn letto di sghei.

 

Lui tiene tutti quanti col guinzaglio,

oppur mi vien da dire col Manzoni

li regge come fossero capponi

che nel beccarsi emettono anche un raglio.

 

E intanto lì tra loro Gianni Letta

con quel suo far gentile un po’ così

gli mormora: “Da bravi, dite sì,

che pòi zio Silvio vì da la paghetta!”.

 

Insomma, è baraonda a destra e a manca:

si litiga, si bercia, si discute.

Così le istituzioni van fottute,

lo Stato tira su bandiera bianca.

 

Ma no! ci son Casini e l’UDC

compàtti e saldi còme un Pancia Sàncho.

Il motto è pronto già per il rilancio:

“Divìsi si, ma déntro la DC!”

 

Postato da: gregnapola alle 11:02 | link | commenti |
ipertesti caz

martedì, gennaio 20, 2009
PASSAGGIO DI TESTIMONE

Barack Obama è stato eletto come 44° Presidente degli Stati Uniti d'America davanti a una folla immensa.  Presente anche il presidente uscente, George W. Bush, per il rituale passaggio di consegne.

Nella foto, Bush passa il testimone a Barack.

 

testimone

Postato da: carognix alle 21:33 | link | commenti |
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domenica, gennaio 18, 2009
Beneforti

be805

Postato da: carognix alle 17:51 | link | commenti |
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venerdì, gennaio 16, 2009
Scoppie di fatto. PD: matrimonio in bianco

Mamma e papà si stanno dividendo

e ancor non so preciso chi tra i due

di fatto sia la vacca e il toro o il bue.

“Lo scoprirai – mi dissero – crescendo”.

 

La mamma si chiamò da signorina

col nome di un bel fior: la Margherita.

Vantava tra i parenti suoi De Mita

e nonna fu una tal Demo Cristina.

 

Viaggiava col caval di san Francesco,

dormiva negli alberghi popolari,

vantava i suoi trascorsi nobiliari

ma per mangiar fruiva d’altrui desco.

 

Si crede lei ancora donzel letta

e càvallucci dondola marini,

contesa tra Franceschi e Franceschini,

sognando il Cavalier che l’inchiappetta.

 

E’ donna di non facili costumi,

guidata dai dettami della Chiesa;

però tiene una mano sempre tesa,

aperta al variegarsi dei consumi.

 

Il babbo era da sempre un buon partito

seppure un pochettino in decadenza:

dotato di una forte resistenza

però col tempo si era indebolito.

 

Onesto, generoso e solidale,

con là fama di gran lavoratore,

dellé tasse un onesto pagatore,

al Mércato nemico e al Capitale.

 

S’era fatto le ossa nella lotta,

senza tanta bambagia per il culo;

capo chino, testardo come un mulo,

smantellava un’ Italia bigotta.

 

Le famiglie di mamma e di papà

s’eran pure menate tempo addietro

quando c’era chi vedeva S. Pietro

minacciato dai russi carrarma’.

 

Poi si sa come van spesso le cose

nella vita e nel corso della Storia:

si perde nei meandri la memoria,

le spine appaion meno delle rose.

 

Non fu proprio d’amore il matrimonio,

non c’era l’attrazione sessuale;

però l’unione fu consensuale

perché c’era da vincere il demonio.

 

Si fusero, ci fu qualche scopata,

le cene con gli amici, viaggi insieme

ma senza che mai germogliasse il seme

d’unione vera e non sol di facciata.

 

C’era la guerra, sì, al dirimpettaio,

ma non bastava a fondere le storie.

Seguendo parallele traiettorie,

ci fu sin dal principio più d’un guaio.

 

Si sa che pur nell’estasi  d’amore,

persino nelle storie passionali,

col tempo le questioni più venali

acquistano  di forza e di spessore.

 

Andò così a finir che babbo e mamma

cessaron di dormir dentro il lettone

per evitar che qualche discussione

nel sonno divampasse a nuova fiamma.

 

Litigi, incomprensioni, malumori,

com’è nei matrimoni combinati.

Adesso vivon quasi separati

e per le casse nutrono timori.

 

Così, coi miei fratelli mi ritrovo

col culo giù per terra nuovamente

e col demonio sempre più invadente.

E il sol de l’avvenir, mò ‘ndo lo trovo?!

Postato da: gregnapola alle 10:33 | link | commenti (1) |
ipertesti caz